ECOGRAFIA OSTETRICA

CARDIOTOCOGRAFIA
8 Settembre 2021
DNA FETALE e BI-TEST
8 Settembre 2021

ECOGRAFIA OSTETRICA

 

ECOGRAFIA DEL PRIMO TRIMESTRE 

può essere effettuata tra la 6° e la 12° settimana con sonda transaddominale con un piccolo riempimento vescicale o con sonda transvaginale a vescica completamente vuota. In questo è importante fare almeno due controlli ecografici: uno nel primo trimestre precoce, tra la 6° e la 9° settimana, e l’altro più tardi tra la 10° e la 12° settimana.

 

 

 

 

La prima ecografia (6° – 9° settimana) ha la finalità di valutare la sede della gravidanza (extra o intrauterina), il numero di embrioni (gravidanza singola o gemellare), il battito cardiaco embrionale e l’eventuale presenza di anomalie uterine o annessiali che potrebbero complicare la gravidanza. Inoltre con la prima ecografia è possibile datare la gravidanza in base al CRL fetale (lunghezza cranio-caudale). Va eseguita una datazione soltanto se la differenza tra età ecografica ed età anamnestica è uguale o superiore a 7 giorni.

La seconda ecografia (10° – 12° settimana) quando l’embriogenesi è ormai completata, è possibile affrontare un iniziale studio dell’anatomia fetale : è importante allora osservare il cranio, linea mediana e i plessi corioidei, il profilo fetale e l’osso nasale, lo stomaco, la vescica, l’emergenza del cordone, l’addome fetale e i quattro arti. In queste settimane, inoltre, è possibile eseguire lo screening ecografico per patologie cromosomiche. Il BI TEST è un test di screening non invasivo (non fa diagnosi a differenza del NIPT dna fetale) che è in grado di fornirci indicazioni utili sull’eventuale rischio di patologie cromosomiche nel feto; ci aiuta ad individuare le due più frequenti alterazioni cromosomiche responsabili di ritardo mentale e altri difetti congeniti come la Trisomia 21 o Sindrome di Down e la Trisomia 18. Il periodo ottimale per eseguire il BI TEST è quello tra l’11° e la 14° settimana di gravidanza quando il CRL fetale (lunghezza vertice-sacro) è compreso tra 45 e 84 mm; l’esame viene eseguito attraverso un semplice prelievo di sangue ed un controllo ecografico effettuato dal ginecologo. Dal prelievo ematico si otterrà il dosaggio di due markers biochimici presenti nel siero materno : la frazione libera della beta-gonadotropina corionica (free beta-HCG) e la proteina plasmatica-A associata alla gravidanza (PAPP-A); nello stesso tempo verrà misurata ecograficamente la TRANSLUCENZA NUCALE: in sostanza si tratta di misurare il piccolo spessore nel sottocutaneo del bambino, al livello della nuca fetale. Generalmente i bambini affetti da una patologia cromosomica presentano uno spessore più elevato della media. Per effettuare correttamente l’esame, e ridurre al minimo ogni margine di errore, questo spessore verrà misurato più volte, quando il feto è in posizione neutrale, e verrà presa in considerazione la misurazione maggiore tra quelle annotate. La valutazione finale del rischio specifico di Sindrome Down e Trisomia 18 dipenderà dall’analisi combinata di più fattori, elaborata grazie a un software: i parametri presi in considerazione oltre ai dati anamnestici come l’età materna, il peso e il fumo sono il dosaggio dei due markers sierici e la misurazione della translucenza nucale. Il risultato è un indice di rischio che viene espresso sotto forma di una percentuale o frazione: quando questo valore è inferiore ad un valore soglia solitamente stabilita di 1:250 l’esame è considerato negativo altrimenti se il rischio è uguale o superiore al valore soglia l’esame è considerato positivo. L’esito positivo dell’esame non dimostra che il feto è malato, ma che il rischio che lo possa essere è più elevato, può essere in questo caso opportuno valutare insieme al ginecologo curante l’opportunità di sottoporsi ad un esame diagnostico invasivo come l’amniocentesi o la villocentesi per confermare o escludere tale possibilità.
La sensibilità del test e dunque la sua attendibilità è stimata intorno al 95%, quindi molto alta : in pratica il margine di errore, ovvero la possibilità di avere un falso negativo o una mancata diagnosi di patologia cromosomica, si aggira intorno al 5 per cento.

 

ECOGRAFIA DEL SECONDO TRIMESTRE

L’ecografia del 2° Trimestre (detta anche morfologica o strutturale) ha come fine la valutazione dell’anatomia fetale ed è destinata ad escludere o accertare la presenza di malformazioni. Si esegue per via transaddominale tra la 20° e la 22° settimana di gravidanza, periodo in cui il feto è nelle migliori condizioni per essere studiato, in quanto il rapporto tra dimensioni del bambino e liquido amniotico è ottimale. L’ecografia morfologica prevede, oltre allo studio della morfologia fetale, anche la valutazione della biometria del feto, ossia del suo accrescimento, dell’impianto e della sede della placenta e del quantitativo di liquido amniotico. Un esame morfologico eseguito correttamente e nelle migliori condizioni è in grado di individuare in media circa il 70% delle principali malformazioni.

 

L’ECOGRAFIA 3D – 4D
L’ecografia eseguita con la metodica 3D non è di per sé utile ad incrementare l’accuratezza dell’esame. Le eventuali malformazioni devono essere individuate prima con l’ecografia standard bidimensionale ed eventualmente può essere utilizzata l’ecografia 3D per chiarire il sospetto. Questa metodica si basa sulla ricostruzione ed elaborazione computerizzata delle normali immagini ecografiche bidimensionali, che sfruttando il cosiddetto processo di “rendering” permette di ottenere l’immagine tridimensionale del feto molto simile all’originale.
L’ecografia 4D, consente di visualizzare l’immagine tridimensionale in movimento, cioè in tempo reale; la quarta dimensione infatti è rappresentata dal tempo. Si vedrà quindi in diretta il feto che muove le mani, che muove la labbra o si succhia il dito. In realtà da un punto di vista strettamente diagnostico non c’è una grande differenza tra le ecografie tridimensionali (3D e 4D) e quella tradizionale o bidimensionale. Attualmente la valutazione del feto viene effettuata sulla base dell’ecografia bidimensionale, mentre la metodica 3D e 4D è solo un complemento all’esame. Ma in alcuni casi può rivelarsi uno strumento più completo non solo dal punto di vista affettivo, ma anche dal punto di vista diagnostico.

 

ECOGRAFIA TERZO TRIMESTRE
L’ecografia ostetrica del 3° trimestre si esegue preferibilmente tra la 28° e la 32° settimana di gravidanza, ha come fine quello di valutare la crescita fetale, la quantità di liquido amniotico e l’inserzione placentare. Attraverso questo esame si possono valutare anche altri aspetti legati alla salute del bambino: per esempio malformazioni ad insorgenza tardiva come malformazioni a carico delle vie urinarie, dell’apparato digerente e alcune malformazioni del sistema nervoso centrale. Si può valutare ,inoltre, la posizione del bambino nell’utero materno, che sarà utile all’ostetrica e al ginecologo al momento del parto.

La flussimetria è un esame che ci permette di valutare la quantità di sangue che arriva al bambino attraverso la placenta. Non è sempre necessario eseguirlo, infatti non fa parte degli esami di routine del terzo trimestre ma è consigliato in caso di feto piccolo per l’età gestazionale per monitorare il benessere fetale e stabilire il momento più opportuno per farlo nascere.